LA TORRE
DI BABELE
Perché
occuparsi di archeologia biblica? E' la domanda che mi sono posta quando
ho cominciato ad appassionarmi all'argomento; mi sono chiesta se potesse
davvero essere utile ad un credente conoscere, appunto, l'archeologia
biblica. La risposta verrà da sola, man mano che dissotterreremo
insieme i grandiosi, superbi regni che sono entrati nell'imperscrutabile
piano di Dio già a partire da molti secoli fa. Personalmente,
devo confessare di essere rimasta affascinata dall'estrema accuratezza
storica che la Bibbia ha rivelato di possedere proprio alla luce delle
recenti scoperte archeologiche ? una luce che è mancata all'umanità
per tantissimo tempo. Infatti per 1850 anni dopo la nascita di Cristo,
i Cristiani hanno creduto "sulla parola" alla verità
storica dei racconti biblici. L'archeologia non era ancora una scienza,
e quella biblica non esisteva nemmeno. Ed è un fatto che in tutti
questi secoli la verità di quei racconti era considerata assolutamente
sacra: nessuno si sarebbe sognato di attaccarla. Ma arrivò il
XVIII secolo ? il secolo dei "lumi" ? e la critica e il dubbio
della ragione cominciarono a dominare su tutto ciò che riguardava
Dio; molti teologi e storici passarono al vaglio della cosiddetta "alta
critica" i racconti dell'Antico Testamento, decretandoli esagerati
e inattendibili come documenti storici ? in pratica, pie leggende!Lo
stesso spirito critico animò i filosofi e teologi del XIX e XX
secolo. Sarà stato forse un caso che quando ormai il dubbio stava
diventando inarrestabile, emergessero dalla terra le prove della verità
storica degli avvenimenti raccontati dagli Autori biblici ? ? prove
che per millenni erano rimaste nascoste, sepolte sotto metri di terreno
desertico, invisibili ad occhi inesperti. Le terre che erano state teatro
di quegli avvenimenti erano ormai ridotte ad un piatto deserto, da cui
emergeva qua e là solo qualche strana collinetta che nulla rappresentava
per i beduini che vi sostavano, i quali, fedeli seguaci di Allah, ignoravano
le parole della Bibbia che descrivevano quelle terre. Diciamolo pure:
senza l'intervento di menti occidentali, tutto sarebbe rimasto com'era:
sepolto!
Siamo
nella famigerata Iraq di Saddam Hussein, ma d'ora in avanti parleremo
sempre della "Mezzaluna Fertile", che si estendeva dal Mediterraneo
al Golfo Persico, irrigata da due fiumi leggendari che hanno visto,
sulle loro sponde, eventi storici straordinari: il Tigri e l'Eufrate.
Siamo, cioè, in Mesopotamia, la terra, appunto, tra due fiumi.
E' qui che ebbe origine il grande Diluvio, che seppellì civiltà
già evolute e fiorenti, ed è qui che altre civiltà
cominciarono a ricostituirsi dal momento in cui i discendenti di Noè
ripopolarono la zona. Sappiamo anche da Genesi 9:20 che uno di loro,
Cam, commise un brutto atto di irriverenza nei confronti del padre Noè,
attirando la maledizione di Dio sulla propria discendenza.
Fra
gli eredi maledetti di Cam, la Bibbia dà un risalto particolare
ad un certo Nimrod, nipote di Cam: " Cus (figlio di Cam) generò
Nimrod, che cominciò ad essere potente sulla terra. Eglifu un
potente cacciatore davanti al Signore: perciò si dice 'come Nimrod,
potente cacciatore davanti al Signore'. Il principio del suo regno fu
Babel, nel paese di Scinear. Da quel paese andò in Assiria e
costruì Ninive" (Genesi 10:8ss). Nimrod, dunque,fu un leader
che cominciò ad emergere, a signoreggiare ed in cui dominava
lo stesso spirito negativo che era stato nei giganti, uomini potenti
e rinomati, prima del Diluvio (Genesi 6:4). La Versione Greca dei Settanta
lo definisce "un potente cacciatore contro (non davanti) il Signore".
Fu fondatore di città e Babele fu la prima. Fu, molto probabilmente,
anche l'architetto di un'opera maestosa che sorse all'interno di Babele:
"Etemenanki ? La Torre".
Dio
voleva che, dopo il Diluvio, gli uomini si disperdessero e ripopolassero
la terra; Nimrod e i suoi decisero invece che fosse meglio restare tutti
insieme ? l'unione fa la forza, ed essi vollero dimostrare a Dio la
loro potenza costruendo quella Torre 'Tino al cielo". Uno sforzo
immane, una costruzione gigantesca, che però non fu portata a
termine, perché Dio pose l'alt e, diversificando i loro linguaggi,
li costrinse a non provare più nessun piacere nello stare insieme.
E così quegli uomini si dispersero, proprio come avrebbero dovuto
fare fin dall'inizio (Genesi 11:1?9). Mi piace, a tal riguardo, ciò
che ha scritto Matthew Henry nel suo grande Commentario datato 1704:
"Accadde proprio quello che avevano temuto. La dispersione che
avevano tentato di evitare si avverò. Anche a noi capita spesso
di incappare in quelle situazioni che avevamo cercato di evitare con
espedienti vari e non sempre corretti" (Commentario Biblico, ed.
A.Consorte, vol. 1, p. 111).
Ma
la città non fu abbandonata. Di Babele, futura Babilonia, sentiremo
parlare a lungo; la Torre, però, rimase incompiuta... per un
po'! Quella Torre, dunque, è veramente esistita? Alcuni commentatori
razionalisti, basandosi sul fatto che l'episodio biblico della Torre
non ha alcun riscontro nella letteratura antica babilonese, sostengono
che l'autore biblico abbia preso a prestito quell'antichissima città
cosmopolita per ambientarvi un racconto immaginario, atto a rivelare
un insegnamento ? sullo stile delle parabole di Gesù, tanto per
intenderci. Ed è in casi come questo che si rivela l'importanza
dell'archeologia biblica.
Nella
primavera del 1899, il cinquantenne archeologo tedesco Robert Koldewey
scavava nella zona in cui sapeva ci sarebbero stati i resti dell'antica
Babilonia. In poche settimane vi portò alla luce, all'interno
delle mura della città, anche i resti di un'antica recinzione
a forma quadrata, che altro non era se non il recinto sacro su cui si
appoggiavano un tempo tutte le diverse costruzioni adibite al culto
babilonese. All'interno di quel recinto murario, Koldewey scopre le
fondamenta di una torre. Egli conosceva quali erano state le dimensioni
di quella torre dal racconto che ne aveva fatto lo storico greco Erodoto,
che aveva visitato Babilonia nel 458 a.C. . La torre che vide Erodoto
era ancora in buono stato, con fondamenta larghe 90 metri e 90 metri
circa anche di altezza. Il primo piano era di 33 metri, il secondo di
18, il terzo, quarto e quinto di 6 metri ciascuno. In ultimo, con un'altezza
di 15 metri, c'era il tempio di Marduk, la divinità suprema di
Babilonia, tutto ricoperto d'oro e mattoni azzurri. "Ma ? scrive
il Koldewey ? che valore possono avere queste tradizioni di fronte alla
chiarezza di visione che acquistiamo a contatto delle stesse rovine,
pur così gravemente distrutte! La colossale massa della Torre,
che gli Ebrei dell'Antico Testamento consideravano la somma dell'umana
presunzione, sorgendo in mezzo ai superbi palazzi sacerdotali, ai capaci
magazzini, agli innumerevoli locali per forestieri, pareti bianche,
porte di bronzo, minacciose fortificazioni tutt'intorno con alti portali
e una selva di mille torri, doveva produrre una fortissima impressione
di grandezza e di potenza, come raramente si poteva provare in tutto
l'Impero Babilonese! (citato in C. W. Ceram, Civiltà Sepolte,
ed. il. Einaudi, Torino 1957, p. 328). Il tempio azzurro e oro di Marduk
che risplendeva così in alto, doveva davvero fare un grande effetto
sui pellegrini che, venendo da lontano, vedevano la loro maestosa ziqqurat.
Sì, perché quella Torre era una delle tante ziqqurat (templi)
di cui era costellata l'intera area mesopotamica: monumentali costruzioni
a base quadrata, costruite secondo la tecnica della sovrapposizione
di più piani a formare terrazze o gradoni, che vanno restringendosi
man mano che salgono verso l'alto (incredibilmente molto simili ai templi
aztechi e maya dell'America Centrale).
In
realtà, anche in base a notizie forniteci sempre da Erodoto,
sappiamo che la Torre di Babilonia era sì una ziqqurat, ma di
un'altezza e di una grandezza molto superiori a qualunque altra. Inoltre,
lì a Babilonia Etemenanki (la "pietra angolare del cielo
e della terra" ? questo è il significato letterale del suo
nome) era "il tempio alto" di Marduk, dove non c'era la sua
statua, ma, nel santuario sull'ultima terrazza, c'era solo un letto
da triclinio, come i divani che anche i Greci e i Romani usavano per
mangiare, e davanti a quel sofà c'era una tavola dorata. In questo
luogo potevano accedere solo i sacerdoti, attraverso scale segrete che
partivano dalla seconda terrazza. Il popolo semplice poteva salire in
processione solo fino alla prima terrazza, attraverso le gigantesche
scale di pietra poste lungo il fianco della Torre. Ma il santuario dell'ultima
terrazza non era accessibile al popolo perché lì, dicevano
i sacerdoti, appariva Marduk in persona, e i comuni mortali non avrebbero
potuto sostenerne la vista. Rimaneva lassù solo una donna, la
prescelta, una notte dopo l'altra, docile al piacere del dio ? o chi
per lui! ? che riposava su quel letto. La prostituzione sacra, si sa,
era la norma nei templi pagani dell'antichità.
La
statua d'oro di Marduk era invece ospitata in un altro tempio, il "tempio
basso", detto Esagila, che era però al di fuori del recinto
sacro. Erodoto lo descrive così: "C'è poi nel santuario
di Babilonia anche un altro tempio più in basso, dove c'è
una grande statua d'oro di Zeus (in realtà, Marduk) seduto e
accanto gli sta una grande tavola d'oro, e sia lo sgabello sia il trono
sono d'oro. E, a quanto dicono i Caldei, sono stati costruiti con 800
talenti d'oro " (oltre 23 tonnellate d'oro purissimo!). Ora, come
non ricordare, a questo punto, le parole che il Signore rivolse al suo
popolo mediante il profeta Isaia: "Costoro prelevano l'oro dalla
loro borsa, pesano l'argento nella bilancia, pagano un orefice perché
ne faccia un dio per prostrarglisi davanti, per adorarlo. Se lo caricano
sulle spalle, lo trasportano, lo mettono sul suo piedistallo; esso sta
in piedi e non si muove dal suo posto; benché uno gridi a lui,
esso non risponde né lo salva dalla sua afflizione. Ricordatevi
di questo e mostratevi uomini! 0 trasgressori, rientrate in voi stessi
! Ricordate il passato, le cose antiche; perché Io sono Dio,
e non ce n'è alcun altro; sono Dio e nessuno è simile
a me" (Isaia 46:6?9).
Erodoto,
poi, fa esplicito riferimento ad una Torre: l'In mezzo al tempio si
erge una torre massiccia, che misura uno stadio sia di lunghezza sia
di larghezza, e su questa torre è posta un'altra torre e su questa
un'altra, fino a 8 torri. La strada che vi sale è costruita all'esterno
a spirale, e circonda tutte le torri..." (per le citazioni di Erodoto
si veda Erodoto, Storie 1,181 e 183; ed. Rizzoli, Milano 1984, vol.
1, pp. 273-277).
Ogni
grande città babilonese aveva la sua ziqqurat, ma nessuna, per
dimensioni, fu mai simile alla Torre di Babele. Per costruirla ci si
avvalse certamente del lavoro degli schiavi, così com'era accaduto
per le piramidi egiziane. Ma ci fu qualcosa di sostanzialmente diverso:
le grandi piramidi erano costruite da un sovrano, durante la sua vita,
unicamente per sé, per la sua mummia, mentre generazioni di regnanti
si adoperarono per la costruzione di questa Torre. E mentre nessuno
si mosse per ricostruire o riempire di nuovi tesori le piramidi egiziane
devastate dal tempo e dai saccheggiatori, la Ziqqurat babilonese fu
sempre ricostruita e nuovamente ornata. L'abbandono, le intemperie e
gli stessi nemici avevano certamente distrutto l'antica torre lasciata
incompiuta al momento del miracolo della confusione linguistica; secoli
dopo, però, altri re si accinsero a ricostruirla nello stesso
posto, in ricordo di quella antica. A tal proposito leggiamo le parole
in cuneiforme lasciate da Nabupolassar, re di Babilonia e padre di quel
Nabucdonosor di cui parla Daniele: "A quel tempo Marduk mi ordinò
di piantare solidamente le fondazioni della Torre di Babele (che prima
di me si era indebolita ed era presso a crollare) nel grembo della terra,
mentre la sua cima doveva innalzarsi fino al cielo". E Nabucdonosor,
suo figlio, prosegue: "Mi accinsi a costruire la cima di Etemenanki,
perché gareggiasse col cielo (citato in Ceram, Civiltà
Sepolte, ed. cit. p.326).
Ci
troviamo ancora dinanzi allo spirito di Nimrod!
Sovrani
assiri come Sargon, Sennacherib, Assurbanipal, avevano infatti assalito
Babele e distrutto anche la prima torre; i due re babilonesi l'avevano
però ricostruita. Ciro Il di Persia (l'unto del Signore di Isaia
45), che si impadronii della città nel 539 a.C., fu il primo
conquistatore che non distrusse la Torre, affascinato com'era dalla
sua grandiosità, tanto da voler far costruire la propria tomba
nella forma di una ziqqurat in miniatura, una piccola Etemenanchi che
ancora esiste, sola nel deserto vicino all'antica Persepoli. Il suo
successore Serse, però, non ebbe lo stesso riguardo e ridusse
la Torre in macerie, le stesse che trovò Alessandro Magno quando
entrò in Babilonia, dove poi morì. Di Etemenanchi si persero
le tracce fino all'arrivo di Koldewey.
Costruita
parzialmente, distrutta, ricostruita e ancora distrutta, ma, a quanto
pare, la storia di Etemenanchi non si è ancora conclusa. Infatti
Saddam Hussein, che ha già ricostruito le mura di Babilonia e
alcuni suoi templi, sembra che stia cercando di ricostruire anche la
Torre. Un altro tiranno su Babele, un altro Nimrod.