Il titolo di questa testimonianza è stato tratto
dalla I Timoteo 1:13, un versetto che, assieme ai versetti
che lo precedono, costituisce la sintesi della storia
della mia conversione al Signore.
Fin
da quando avevo diciotto-diciannove anni, lo scopo che
mi ero prefisso ero quello di diventare un insegnante.
Anzi, confesso che quest'inclinazione l'ho sentita anche
prima, quand'ero nella Scuola Media. A maggior ragione,
questo desiderio mi motivava quando stavo per conseguire
la Maturità Classica per poi iscrivermi all'Università
di Napoli, mia città natale, e precisamente alla
Facoltà di Lettere. Eravamo nel 1950.
Senza
che io lo sapessi, però, la mia vita era ad una
svolta molto importante. Difatti ero un cattolico praticante,
come tutti i membri della mia famiglia, senza comunque
essere fanatici. Ricevevo regolarmente i "Sacramenti"'
andavo a Messa "mi confessavo"... tutto questo
però mi lasciava insoddisfatto; ed in particolare
cominciavano a darmi fastidio sia le cerimonie religiose
sia le superstizioni, che scaturivano dal Cattolicesimo
Romano. Di solito tali superstizioni, quali certe forme
di devozione a "santi" e "sante",
vengono classificate come espressioni della "semplice
fede del popolo", ma in realtà sono forme
di vera e propria idolatria. Sentivo, in ogni caso,
il desiderio di una vita spirituale più alta
e intensa e, nello stcsso tempo, spesso meditavo sullo
scopo della vita umana, sullo scopo della mia stessa
vita. In particolare, sebbene fossi così giovane,
ero ben cosciente della realtà della morte. Pensavo
che ciò che importava di più fosse assicurarsi
un posto in Paradiso - a tutti i costi.
Rimaneva
tuttavia il fatto che l'unica religione che conoscevo
era quella cattolica romana. Vi fu, è vero, una
breve parentesi in cui ebbi vari contatti con la Chiesa
Avventista di Napoli, ma neanche lì trovai quello
di cui pensavo avessi bisogno, oltre al fatto che quegli
Avventisti erano settari, nel senso che interessava
loro più far proseliti per la loro chiesa che
predicare Cristo.
Dopo
questa più che deludente esperienza che diede
adito, in me, ad un giudizio completamente negativo
sui "Protestanti" in genere, mi diedi più
che mai a seguire il Cattolicesimo Romano. In particolare,
ripresi a frequentare l'Azione Cattolica, a cui ero
iscritto da qualche anno.
Per
farla breve, si maturò a poco a poco in me l'idea
di "farmi prete", anzi frate, pensando che
quella fosse una scorciatoia per il Paradiso.
Fu così
che alla fine dell'ottobre 1952, dopo aver conseguito
la Maturità Classica e frequentato un anno all'Università
di Napoli, entrai nell'ordine della cosiddetta "Compagnia
di Gesù" o dei Gesuiti.
Feci
due anni di noviziato a Vico Equense, vicino Napoli,
sulla costa amalfitana. Feci di tutto per osservare
tutte le regole dell'Ordine ed essere iniziato alla
vita religiosa nel miglior modo possibile. Ero tanto
stimato dal Maestro dei novizi, che questi mi consigliò
di fare privatamente i voti di povertà, castità
e ubbidienza, prima di farli poi ufficialmente alla
fine dei due anni canonici.
Dopo
due anni circa, fui inviato nella Facoltà di
Filosofia gestita dai Gesuiti a Gallarate, in provincia
di Milano. Dopo tre anni dedicati soprattutto allo studio
della Filosofia Tomista, conseguito il Diploma in Filosofia,
fui inviato a Lecce, in un Collegio, anch'esso gestito
dai Gesuiti, per essere "prefetto" degli studenti
interni più piccoli. Nel frattempo, però,
avevo fatto domanda ai miei Superiori di essere invitato
in terra di missione.
Devo
precisare, a questo punto, che nel curriculum di studi
dei Gesuiti, ai tre anni di filosofia segue di solito
un periodo di tempo, variabile a discrezione dei Superiori
immediati, in cui i "Maestri" (come vengono
chiamati i diplomati in filosofia) vengono adoperati
soprattutto nei Collegi o Scuole gestite dall'ordine.
Alcuni però studiano nell'Università Statale
per conseguire qualche laurea, che possa essere utile
nel futuro "ministero".
Dopo
un anno passato a Lecce, dunque , la mia domanda fu
accolta e nell'ottobre del 1958 fui inviato nello Sri
Lanka, in una missione affidata alla Provincia napoletana
dei Gesuiti.
Rimasi
un anno a Galle, a sud della capitale Colombo, in un
altro Collegio gestito dall'Ordine. Oltre ad occuparmi
anche qui degli studenti interni più piccoli,
perfezionai l'inglese che avevo già imparato
in Italia, e cominciai a studiare il singalese, la lingua
della maggioranza della popolazione - l'altra lingua
parlata nell'isola è il Tamil.
Ben
presto, però, cominciarono le disillusioni, soprattutto
perché vedevo che tanti Gesuiti erano impegnati
in scuole e parrocchie, ma ben poco si faceva per "evangelizzare"
quei pagani, che erano per lo più buddisti, mentre
la minoranza tamulica era di solito indù ed altri
erano mussulmani. Naturalmente a quel tempo per me "evangelizzare"
significava soprattutto diffondere il Cattolicesimo
Romano. In ogni caso, anch'io mi adattai alla situazione.
Verso
la fine del 1959 fui invitato in India, e precisamente
a Poona, per studiare teologia presso un Istituto filosofico
e teologico dell'Ordine, e così prepararmi all'
ordinazione sacerdotale.
Già
nello Sri Lanka l'impatto con il Buddismo mi aveva non
poco turbato, ed il turbamento continuò quando
mi trovai dinanzi all'Induismo e all'Islam, due religioni
con un bagaglio culturale e religioso secolare, che
sfidavano la mia "fede" cattolica. D'altra
parte notavo non poche somiglianze tra il Cattolicesimo
Romano e l'Induismo, soprattutto a livello di devozione
popolare, fatta d'immagini varie, statue, statuette,
cerimonie, processioni. Per non parlare di certe tendenze
"ecumeniche", anche da parte di alcuni colleghi
gesuiti, che cercavano di vedere quello che c'era di
"buono" nell'Induismo ed in altre religioni,
fino ad ammettere che ci si poteva salvare per la propria
"buona fede", e quindi senza una esplicita
fede in Gesù Signore e Salvatore.
Tuttavia,
sebbene queste idee circolassero non poco tra i miei
colleghi, personalmente non ne ero convinto. Cominciai
allora, quasi inconsciamente, una mia ricerca personale
che aveva come scopo quello di appurare quale fosse
l'essenza del Cristianesimo, al di là di quelle
che cominciavano già ad apparirmi come sovrastrutture
o distorsioni del Cattolicesimo Romano.
Tale
ricerca fu da me condotta soprattutto mediante la Bibbia.
Difatti devo ammettere che Dio si era servito perfino
di quegli Avventisti incontrati nel 1951 per istillarmi
un profondo amore per la Sua Parola. Sebbene quindi
la Bibbia non fosse mai stata parte integrante dei miei
studi nell'Ordine, privatamente non avevo mai cessato
di leggerla. In particolare, avendo fatto il Liceo classico,
avevo facilmente accesso al Nuovo Testamento greco,
ed ora ero stato anche introdotto nella lingua ebraica
da un breve corso tenutosi nell'Istituto teologico che
frequentavo.
Così
a poco a poco mi resi conto che l'essenza del Cristianesimo
non era costituita da un "corpo di dottrine",
ma dalla Persona e dall'opera redentrice del Signore
Gesù Cristo. Sull'orizzonte della mia vita stava
finalmente spuntando il Sole, che l'avrebbe illuminata
tutta, fugando le tenebre della "religione",
intesa come un sistema di dogmi antibiblici, superstizioni
ed idolatria.
Ma il
cambiamento non avvenne in poco tempo, dato che ero
ancora legato culturalmente al Cattolicesimo Romano
e all'Ordine gesuitico. Nel 1963 fui "ordinato"
sacerdote ed un anno dopo ritornai nello Sri Lanka,
dove avrei dovuto esercitare il mio "ministero".
Tra
i vari incarichi che i miei Superiori mi diedero in
quell'anno, un giorno fui invitato a Nuwara Elya, una
cittadina al centro dell'isola, per dare una serie di
conferenze sulla Bibbia ad alcuni catechisti cattolici,
dato che i Superiori sapevano del mio interesse per
la Bibbia e che ne avevo fatto particolare oggetto di
studio. Anzi, ad onor del vero, devo precisare che nella
Chiesa Cattolica, credo specialmente per interesse del
Papa Giovanni XXIII, ufficialmente era in corso una
specie di "revival" degli studi biblici, senza
però che questo incidesse sostanzialmente sulle
dottrine caratteristiche del Cattolicesimo Romano.
Mentre
dunque tenevo queste conferenze, durante un intervallo,
passeggiando per una delle vie della cittadina, notai
una chiesa evangelica. La mia attenzione fu attratta
particolarmente da una notevole attività attorno
a quella modesta saletta: un altoparlante trasmetteva
messaggi evangelistici; varie persone, compresi alcuni
bambini, distribuivano opuscoli di evangelizzazione.
Anzi uno di loro si avicinò a me e me ne diede
uno. A questo punto mi sentii come spinto ad entrare
in quella chiesa.
Fui
ricevuto molto cordialmente da alcuni membri della Comunità,
tra cui quello che sembrava il Pastore. Era evidentemente
un europeo e mi spiegò che quella chiesa, come
altre nell'isola, era gestita da una Missione evangelica
svedese. Mi diedero altri vari opuscoli ed anche un
giornale chiamato "L'Araldo della Sua Venuta",
in inglese ovviamente, dato che a quell'epoca l'inglese
era ancora molto usato nell'isola, sebbene le due lingue
locali, il singalese ed il tamulico stessero emergendo
sempre di più - specialmente il singalese, che
ora è la lingua ufficiale della Repubblica.
Fui
anche invitato a partecipare alle loro riunioni di evangelizzazione
che si sarebbero tenute nei giorni successivi. E difatti
vi partecipai, rimanendo colpito dallo zelo di quelle
persone per l'Evangelo e la Parola di Dio, che era al
centro della loro predicazione e testimonianza cristiana.
In particolare mi fece molto meditare un sermone che
ascoltai sulla conclusione del famoso discorso di Gesù
"sul monte" - la casa costruita sulla roccia
e la casa costruita sulla sabbia.. .Conservo ancora
gli appunti in inglese che presi in quell'occasione.
Fu così
che cominciai più che mai a chiedermi su che
cosa fosse costruita la casa della mia vita - sulla
sabbia della religione e delle tradizioni degli uomini
o su Cristo e la Sua Parola...
Dopo
qualche mese fui inviato per alcuni mesi di studio e
"ritiro spirituale" in una casa dei Gesuiti
nel Sud dell'India. Lì ebbi occasione di incontrarmi
con alcuni Pastori evangelici nel contesto di vari "contatti
ecumenici", e specialmente con un Pastore luterano,
mediante il quale potetti leggere alcune opere fondamentali
di Lutero in una buona versione inglese.
Per
farla breve, mi accorsi che non ero più un vero
e proprio cattolico -ma non tanto perché ormai
non pregavo privatamente più a Maria e ai "santi"
o perché cominciavo a non credere più
alla Messa come un "vero e proprio sacrificio",
secondo la definizione del Concilio di Trento e la dottrina
ufficiale della Chiesa Cattolica. No, ma soprattutto
perché Gesù Cristo stava sempre più
al centro della mia vita e dei miei pensieri. Il resto
mi sembrava o erroneo alla luce della Sua Parola, e
per lo meno inutile: se c'è il Sole, che te ne
fai di una torcia elettrica?
Gesù
Cristo mi appariva sempre più come il Salvatore
e quindi come unico Mediatore tra Dio e gli uomini -
e quindi a che serviva il Papa, la gerarchia cattolica
- ed io stesso perché mai mi dicevo "sacerdote"
dal momento che, secondo la Parola di Dio, ora c'è
solo un Sommo Sacerdote, il Signore Gesù Cristo,
che ha compiuto il sacrificio che ha redento l'umanità
peccatrice una volta per sempre? Difatti "Gesù,
dopo aver offerto un unico sacrificio per i peccati,
e per sempre, si è seduto alla destra di Dio...
Con un 'unica offerta Egli ha reso perfetti persempre
quelli che si sono santificati. Ora, dove c'è
il perdono di queste cose, non c'è più
bisogno di offerte per il peccato" (Lettera agli
Ebrei 10:12,14,18).
Non
bisogna pensare che questi fossero tutti pensieri coscienti:
non osavo giungere a certe conclusioni "estreme",
ma lo Spirito Santo era certamente all'opera in me più
che mai.
Intanto
la situazione politica nello Sri Lanka era cambiata
ed il nuovo governo nazionalista stava espellendo i
missionari stranieri giunti nell'isola negli ultimi
anni. Così approfittai di quella situazione e
chiesi ai miei Superiori d'Italia di essere rimpatriato.
Difatti sentivo che dovevo tornare in Italia - del resto,
prima o poi anch'io avrei dovuto lasciare l'isola.
Nel
maggio del 1965, dopo sette anni, tomai in Italia. Dopo
aver trascorso circa due mesi a Napoli, mia città
natale, dove ebbi occasione di rivedere la mia famiglia
(mio padre però era morto nel 1963 senza che
potessi tomare in patria per aiutare e confortare direttamente
mia madre, mia sorella e mio fratello), i miei Superiori
mi inviarono a Roma per specializzarmi in Sacra Scrittura.
Cominciai così a frequentare il Pontificio Istituto
Biblico gestito dai Gesuiti.
Occupato
com'ero da studi non facili in pratica avevo accantonato
la mia ricerca della verità. Il Signore però
non aveva accantonato proprio niente e trovò
il modo di mettermi dinanzi alle mie responsabilità.
Devo
premettere che prima di lasciare l'India, avevo scritto
una lettera al Direttore italiano dell'Araldo della
Sua Venuta, in cui gli dicevo che, nello spirito ecumenico
del momento, una volta in Italia avrei voluto collaborare
con il giornale, che mi era tanto piaciuto.
Ora,
oltre a studiare, pensai bene di darmi anche a un po'
di "ministero" attivo e così ebbi l'opportunità
di prestare i miei servizi in una grande chiesa cattolica
nel quartiere di Tor di Quinto. La domenica celebravo
la Messa e predicavo; qualche volta predicavo anche
durante la Messa celebrata da qualche prete straniero
che non parlava bene l'italiano; ascoltavo le confessioni
dei fedeli, ed il venerdì sera tenevo uno studio
biblico per i giovani della parrocchia.
Ben
presto mi accorsi dell'ignoranza di tanta gente che
veniva a confessarsi da me per quanto riguardava le
dottrine cristiane fondamentali. Pensai quindi che oltre
a dare consigli ed istruzioni a voce, sarebbe stato
meglio dar loro qualcosa da portare a casa e leggere.
Mi ricordai allora degli opuscoli che mi erano stati
dati nello Sri Lanka da quegli Evangelici. Anche qui
in Italia, pensavo, vi dev'essere qualcosa del genere...
Un giorno,
mentre passeggiavo nei pressi della stazione di Roma,
vidi che c'era una "Fiera del Libro" fatta
di varie bancarelle di libri a buon prezzo. C'era anche
il banco di un evangelico che vendeva copie della Bibbia
e libri cristiani. Gli chiesi allora se avesse opuscoli
in italiano come quello che avevo io in inglese - difatti
avevo conservato uno di quegli opuscoli datimi nello
Sri Lanka. Mi disse che ne aveva alcuni, ma che se ne
volevo un buon numero e di tipi diversi, sarei dovuto
andare nella libreria evangelica situata in Via Curtatone
17.
Un paio
di giorni dopo ero nella libreria evangelica. Fui ricevuto
molto gentilmente dal gestore. C'era anche una signora
che, come scoprii dopo, era sua moglie. Chiesi gli opuscoli
che mi interessavano e mentre me li mostrava, cominciò
a chiedermi chi fossi e da dove venissi. Per sommi capi
gli dissi che venivo dall'India. Allora notai qualcosa
di strano: l'uomo e sua moglie mi guardavano come se
volessero riconoscere qualcuno; poi si guardavano l'un
l'altro con aria interrogativa... Quindi mi chiesero:
"Ma lei come si chiama?" "Edoardo
Labanchi", risposi sorpreso da quella inaspettata
domanda. "Ah, allora lei è.. lui",
o qualcosa del genere - non ricordo bene - detto da
quell'uomo (che, come seppi poi, era il Pastore Domenico
Torio) mi sorprese indicibilmente. "Come mi conoscono?"
mi chiesi sbalordito.
"Lei
non ha forse scritto al direttore dell'Araldo della
Sua Venuta, qui a Roma?" "Si"
risposi, ancora più sbalordito. "Bene,
la sua lettera è stata mandata qui dal direttore,
perché questa è la sede della redazione
del giornale, ed io ne sono, appunto, il redattore".
"Anzi", aggiunse mostrandomi la lettera,
"lei dice qui che le piacerebbe collaborare
con noi …”.
Io credo
che vi sono momenti nella nostra vita in cui particolarmente
ci sentiamo come messi da Dio alle strette. Certo, quella
sembrava solo una catena di eventi umani, ma lì,
in quel momento, io sentii che qualcosa di insolito
stava accadendo nella mia vita. Sentii che Dio voleva
che mi mantenessi in contatto con quelle persone, e
difatti da quel giorno in poi continuai ad incontrare
i miei amici nella libreria ed anche in case private,
dove conobbi altri Evangelici.
Mediante
loro, ebbi l'opportunità di frequentare alcune
chiese evangeliche di Roma e ben presto mi accorsi che
preferivo stare più con i miei amici evangelici
che con i miei colleghi gesuiti - e questo esclusivamente
per ragioni spirituali. Difatti in realtà io
ero già un evangelico, nel mio cuore e nella
mia mente, anzi, meglio, Cristo stava divenendo sempre
più il centro ed il fondamento della mia vita.
Così
cominciai a scartare dal mio bagaglio spirituale tutte
quelle dottrine e pratiche cattoliche che non avevano
niente a che fare col Vangelo. D'altra parte, si parlava
tanto a quell'epoca delle "novità"
portate nella Chiesa Cattolica dal Concilio Vaticano
Il, che mi lasciai coinvolgere, sperando in una riforma
della Chiesa all'interno. Anche il movimento ecumenico
era in auge e quindi mi chiedevo se valesse davvero
la pena lasciare la Chiesa Cattolica, dal momento che
avrei potuto "lavorare" dall'interno, predicando
il Vangelo e portando tanti Cattolici al Signore.
Così
pensavo, ma era un' illusione. Ben presto mi accorsi
che nonostante il Concilio nulla di sostanziale era
cambiato nel Cattolicesimo Romano ed il movimento ecumenico
mi sembrava una farsa, ben sapendo che per la Chiesa
Cattolica "riconciliazione" con i "fratelli
separati" non poteva significare altro che accettazione
da parte di questi dell'autorità papale, con
tutte le sue logiche conseguenze.
D'altra
parte, la mia posizione era molto difficile. Io non
ero un "laico" qualsiasi, ma un "sacerdote"
appartenente, allora, all'Ordine religioso più
importante nella Chiesa Cattolica. Inoltre ero stato
inviato a Roma per studi di specializzazione e naturalmente
i miei superiori si aspettavano che mettessi a frutto
ciò che avevo imparato. Capii però che
mi sarebbe stato impossibile non rivelare i miei pensieri
prima o poi senza ricorrere a sotterfugi e a compromessi.
Il Signore
tuttavia intervenne ancora una volta mettendorni dinanzi
all'episodio narrato nel cap. 18 del primo Libro dei
Re dove il profeta Elia si rivolge agli Israeliti idolatri
con questo severo monito: "Fino a quando zoppicherete
dai due lati. Se il Signore è Dio, seguitelo;
se invece lo è Baal, seguite lui" (I Re
18:21). Il mio "Baal" era, appunto, la Chiesa
Cattolica, e particolarmente il Papa che ne era il massimo
rappresentante.
Preferii
Dio a Baal! Poco tempo dopo lasciai ufficialmente la
Chiesa Cattolica e tutto quello che c'era da lasciare
per seguire Cristo - il vero Cristo della Bibbia, non
l'idolo che s'è fatto il Cattolicesimo Romano.
I miei
amici evangelici di Roma, a cominciare dal Pastore Domenico
Torio, mi aiutarono non poco a fare i primi passi nella
vita ordinaria da "laico".
La mia
vita dal 7 giugno 1967 in poi non è stata facile,
rna Dio mi ha costantemente guidato, rimediando anche
ad alcuni errori commessi a causa della mia inesperienza
nei confronti delle inevitabili scelte e difficoltà
che la vita comporta.
Ora
sono felicemente sposato da più di 25 anni con
Carmen, che è mia stretta collaboratrice in tutte
le mie attività ministeriali. Difatti sono Pastore
a tempo pieno nella Chiesa Apostolica e mi occupo prevalentemente
di Studi Biblici. Risiedo a Grosseto e dirigo il Centro
Studi Teologici, che fornisce Corsi Biblici per corrispondenza.
Inoltre pubblico il trimestrale di Teologia Biblica
"Riflessioni". Collaboro con altre chiese
ed organizzazioni evangeliche in Italia e all'Estero,
tenendo studi biblici ,conferenze e seminari. Ho anche
una figlia, Liliana, sposata con un bravo credente:
entrambi collaborano alla nostra rivista teologica.
Da pochi mesi ho anche un bellissimo nipote che si chiama
Marco. Insomma posso dire che veramente "misericordia
mi è stata usata, perché agivo per ignoranza
nella mia incredulità; e la grazia del Signore
nostro è sovrabbondata con la fede e con l'amore
che è in Cristo Gesù". "Certa
è quest'affermazione e degna di essere pienamente
accettata: che Cristo Gesù è venuto nel
mondo per salvare i peccatori, dei quali io sono il
primo. Ma per questo mi è stata fatta misericordia,
affinché Gesù Cristo dimostrasse in me,
per primo, tutta la sua pazienza, e io servissi di esempio
a quanti in seguito avrebbero creduto in Lui per avere
la vita eterna. Al Re eterno, immutabile, invisibile,
all'unico Dio, siano onore e gloria nei secoli dei secoli.
Amen!"
(I Timoteo 1:13-17).
Questa testimonianza
fa parte di una serie di testimonianze, di ex Sacerdoti
Cattolici, presentate nel libro
"Lontani
dal Papa, Vicini a Cristo".