Oggi più
che mai ci si chiede se l'Islam debba identificarsi o meno con il terrorismo
di matrice islamica.
E'
un fatto che la "Gihad "o Guerra Santa è prevista dal
Corano come sappiamo, l'Islam ebbe inizio anche con un'azione militare
da parte di Maometto, che istituì un regime non solo religioso,
ma anche politico. Ma, appunto, la guerra è anche teorizzata:
"Fate
guerra, per la causa di Dio, a coloro che vi fanno guerra ", leggiamo
nel Corano, 'Ma non siate aggressori: Iddio non ama gli aggressori.
Uccideteli dovunque li incontriate e cacciateli di donde vi hanno cacciati:
la sovversione (fitna) è peggio dell'uccisione. Non date loro
combattimento presso la Moschea sacra, affinché non siano essi
a darvi colà combattimento: ché se vi attaccano, uccideteli:
questa è la punizione dei miscredenti. Se, però, la smettono,
allora Dio è perdonatore e misericordioso. Combatteteli, dunque,
finché non vi sia più sovversione e il culto sia riservato
a Dio. Se la smettono non vi sia ostilità che contro gli iniqui.
Mese sacro contro mese sacro: anche alle cose sacre si applica la legge
del talione. Chi vi aggredisce, aggreditelo tal quale come vi ha aggredito,
e temete Iddio, coscienti che Iddio è con i timorati " (2:190-194).
Si
tratta dunque di una guerra difensiva e non aggressiva. Ma - ci si chiede
- che cosa si intende per fitna, "sovversione"? Secondo il
Moreno, "è considerata aggressione da parte dei pagani della
Mecca anche la guerra fredda a base di propaganda e manovre ostili per
disgregare ed indebolire le file dei Fedeli, donde a questi il diritto
di combattere e uccidere i Meccani anche durante i mesi sacri alla pace
" (nota 61 in loco, ed. cit. p. 43). Sembra quindi che, secondo
il Corano, se i Musulmani sono oggetto di repressione di qualsiasi tipo,
sia a loro lecito insorgere contro quelli che essi considerano aggressori
ed indire così una Gihad o Guerra Santa (Corano 2:218)
In
ogni caso, vi sono opinioni diverse a riguardo, anche tra i Musulmani
stessi. Ad esempio, secondo il riformista Said al-Ashmawi, "il
Gihad è un imperativo spirituale, religioso, mirante alla conversione
all'Islam dei non musulmani attraverso la forza del buon esempio e della
persuasione; solo per una minoranza estremista è un imperativo
religioso nascosto in virtù del quale l'Islam deve essere imposto
ai non musulmani " (citato da Agostino Spataro in "Il Fondamentalismo
Islamico dalle origini a Bin Laden", Editori Riuniti, Roma 200
1, p. 118).
Secondo
Sayyid Qutb, però, il Gihad è "una dichiarazione
di guerra totale contro ogni potere umano, in qualsiasi forma si presenti
e qualunque ordinamento adotti"; è, insomma, "un conflitto
senza quartiere aperto ovunque siano degli uomini ad arrogarsi il potere
e dove quindi si pratichi in qualche modo l'idolatria " (citato
da Agostino Spataro, op.cit. pp. 1l9-120). Si tratta, dunque, di una
"guerra offensiva, una rivoluzione totale contro ogni sovranità
assoluta degli uomini per rovesciare le istituzioni politiche o almeno
per costringere i loro dirigenti a dichiarare la loro capitolazione
e a lasciare il campo libero alla fede vicina alle masse, che l'abbracceranno
o no, in tutta libertà di coscienza " (citato da A. Spataro,
op.cit. p. 120). Qutb nel 1966 fu impiccato, come sovversivo, in Egitto
per ordine di Nasser, dopo una lunga prigionia nel carcere di Tura.
Le sue opere "All'ombra del Corano" e "Pietre miliari"
sono divenuti i testi per eccellenza degli estremisti islamici, compreso
Osama Bin Laden.
Il
pakistano al-Mawdudi parla dell'Islam addirittura come di un "partito
rivoluzionario internazionale che dovrà concentrare tutti i suoi
sforzi nella conquista del potere politico, luogo cruciale delle decisioni
riguardanti tutti gli aspetti della vita associata " (citato da
A. Spataro, op.cit. p. 12 1). Sembra che Osama Bin Laden sia di questa
corrente di pensiero...
Osama,
figlio di Muhammad Bin Laden, un yemenita emigrato in Arabia Saudita,
ha avuto alle spalle l'ingente patrimonio del padre, divenuto un affermato
costruttore di corte ed imprenditore nel ramo dei lavori pubblici del
reame saudita.
Osama
si nutrì, spiritualmente e politicamente, come ho accennato,
delle opere di Sayyid Qutb, accettando da lui la netta divisione tra
Islam e Jahiliyya, cioè tra il regno della fede ed il regno dell'incredulità
e dell'errore. In tale concezione, il Gihad non è più
una guerra difensiva, secondo l'indicazione coranica, ma una guerra
contro gli "infedeli" a livello mondiale. Infatti, in tale
concezione, il "partito di Satana", costituito da Cristiani
ed Ebrei, sarebbe una specie di organizzazione con lo scopo di soggiogare
l'Islam impedendone la diffusione sulla terra. Da qui, appunto, la legittimità
della "guerra santa", secondo un'interpretazione del passo
coranico che ho citato all'inizio di questo capitolo. Naturalmente simbolo
di tale presunta congiura mondiale anti-islamica è l'America,
o per essere più precisi, gli Stati Uniti d'America, soprattutto
a causa del suo tradizionale appoggio ad Israele. Il concetto è
chiaramente espresso dal medico egiziano al-Zawahiri, amico di Osama,
in un messaggio trasmesso dalla televisione saudita al-Jazira e riportato
integralmente dal quotidiano kuwaitiano al-Qabas l'8 ottobre 2001. Tra
l'altro ci si legge: "0 popolo americano, ti sei chiesto il motivo
di questa ostilità contro l'America e contro Israele? Perché
tutto questo odio nei cuori dei Musulmani contro l'America? La risposta
è chiara e semplice. L'America ha commesso crimini contro la
comunità dei Musulmani... L'America è il leader dei criminali,
per aver commesso il crimine della nascita d'Israele, che continua e
si ripete da 50 anni. La Comunità dell'Islam non può continuamente
sopportare quel crimine" (testo italiano in "I quademi speciali
di Limes", numero intitolato "Nel mondo di Bin Laden",
gruppo editoriale l'Espresso, Roma 2001, articolo di Antonella Caruso,
"Perché combattiamo l'America ? il sermone di Ayman al-Zawahìri",
p. 19).
Come
si vede, ci troviamo di fronte ad un'interpretazione della fitna o sovversione,
di cui parla il Corano, in senso per nulla restrittivo, che quindi può
anche portare, come ha di fatto già portato, a veri e propri
atti terroristici, considerati però come atti di "guerra
santa".
Con
l'emigrazione di Osama Bin Laden dall'Arabia Saudita, dove non è
più gradito dal governo proprio per il suo estremismo religioso
e politico, in Afghanistan, questo Paese diviene il centro dell'integralismo
(o, piuttosto, fanatismo) islamico.
L'Afghanistan
è stata una monarchia, prima assoluta e poi costituzionale, dal
1933 al 1973, sotto il re Zahir Shah. Tuttavia dagli anni '50 in poi
il paese è stato sempre sotto la massiccia influenza dell'Unione
Sovietica, che considerava il territorio afgano un'area nevralgica per
il controllo della via verso il Mare Arabico, cioè verso il petrolio.
La
situazione politica del Paese si complica quando il re cerca di sottrarsi
all'influenza sovietica e si accentuano le divisioni storiche tra i
vari gruppi etnici e religiosi, che hanno dato inizio ad un trentennio
di conflitti sanguinosi e distruzioni inaudite in tutto il territorio
afgano.
Divenuta
repubblica con un colpo di stato e poi successivamente invaso da truppe
sovietiche, che appoggiavano un governo quanto mai instabile, ma ovviamente
filo comunista, l'Afghanistan è stato dilaniato prima da una
lunga e sanguinosa guerriglia antisovietica, appoggiata dagli Stati
Uniti d'America, fino al ritiro definitivo dell'esercito sovietico,
praticamente sconfitto, nel febbraio del 1989, e poi da una vera e propria
guerra civile che portò, nel giro di alcuni anni, al potere i
Talibani, cioè i membri di un movimento integralista islamico,
che ben presto si impose in tutto il paese.
Taliban,
in arabo, è il plurale di Talib, studente, e quindi il termine
taliban significa "gli studenti del Corano", cioè coloro
che presumono di vivere il Corano nella sua integrità. Conseguentemente
costoro imposero, in tutti i territori da loro controllati, la Sharia,
cioè la legge islamica, considerata legge di Stato. Questo comportò,
tra le altre misure, la chiusura di tutte le scuole femminili e l'allontanamento
delle donne da ogni tipo di scuola pubblica, università compresa.
Tutte le donne dovevano obbligatoriamente indossare il famigerato abito
che ne nascondeva totalmente l'identità. Ma ecco alcune norme
del "Decreto della Presidenza Generale" riguardo alle donne
e a vari aspetti della vita civile, promulgato nel novembre del 1996.
Norme generali riguardanti
le donne:
"Donne, non dovete
uscire dalle vostre case. Se uscite non dovete essere come le donne
che, prima dell'avvento dell'Islam, usavano i vestiti alla moda, erano
pesantemente truccate e si facevano guardare dagli uomini. La religione
della salvezza ha stabilito che le donne abbiano una loro specifica
dignità. L'Islam dispone di istruzioni preziose per le donne.
Le donne non devono fornire nessuna opportunità alla gente estranea
che non le guarda con occhi benevoli. In caso le donne debbano uscire
dalla loro casa per ragioni di studio, di necessità sociali o
di servizio, devono coprirsi come previsto dalla regola della legge
islamica. Se le donne usciranno con i vestiti alla moda, ornati, stretti
ed attraenti, per mettersi in mostra, saranno maledette dalla legge
islamica e non potranno mai aspettarsi di poter accedere al Paradiso.
Tutti i membri della famiglia e tutti i Musulmani ne saranno responsabili.
Chiediamo a tutti gli adulti di mantenere uno stretto controllo sulle
loro famiglie, per impedire il sorgere di questi problemi sociali, altrimenti
queste donne saranno minacciate, indagate, e punite severamente, con
tutti i membri adulti della loro famiglia, dalle forze della polizia
religiosa. Nessun autista è autorizzato a trasportare donne che
usano il velo di tipo iraniano. In caso di violazione l'autista sarà
punito. Se donne così vestite saranno viste nelle strade, saranno
individuate le loro case e i loro mariti saranno puniti. Se le donne
usano vestiti provocanti o attraenti, gli autisti non dovranno trasportarle".
Per impedire il lavaggio
di vestiti nei fiumi della città da parte di giovani donne:
"Le signore che
violano questa regola dovranno essere prelevate con rispettosi modi
islamici, portate nelle loro case e i mariti dovranno essere severamente
puniti.
Per impedire la musica:
"Questo proclama
deve essere trasmesso dalla radio pubblica. Le cassette musicali e la
musica sono proibite nei negozi, negli alberghi, nei veicoli e nei risciò.
Se in un negozio verrà trovata una musicassetta, il negoziante
deve essere arrestato e il negozio chiuso. Se la cassetta verrà
trovata in una automobile, il veicolo sarà sequestrato e l'autista
imprigionato.
Per impedire il taglio
della barba:
"Chi, tra un mese
e mezzo, verrà trovato anche parzialmente sbarbato sarà
imprigionato fino a quando la sua barba non sarà cresciuta foltamente.
Per impedire l'allevamento
di piccioni e i giochi con gli uccelli:
"Quest'abitudine
deve essere eliminata entro i prossimi dieci giorni. Dopo dieci giorni
si dovranno fare opportuni controlli e tutti i piccioni e gli uccelli
da gioco dovranno essere uccisi".
Per impedire musiche
e balli nei ricevimenti di matrimonio:
"In caso di violazione,
il capo famiglia deve essere arrestato e punito".
Per sradicare l'uso e
la dipendenza da droghe:
"I drogati verranno
imprigionati. Verranno fatte indagini per trovare i fornitori e i loro
negozi. I negozi dovranno essere chiusi e i fornitori puniti".
Per impedire la confezione
di vestiti femminili e la presa delle misure alle donne:
"Se donne, o riviste
di moda, verranno trovate in un negozio di sartoria, il sarto sarà
arrestato ".
Indicazioni per le preghiere:
"Le preghiere devono
essere fatte per tempo in tutti i distretti. Nel periodo della preghiera
la circolazione sarà strettamente proibita e tutti saranno obbligati
ad andare nella moschea. Se i giovani saranno visti nei negozi, dovranno
essere immediatamente arrestati".
Per impedire le pettinature
in stile britannico e americano:
"Le persone con
capelli lunghi devono essere arrestate e portate al dipartimento della
polizia religiosa, dove verranno loro tagliati i capelli. I responsabili
del crimine saranno tenuti al pagamento del barbiere.
Per impedire il gioco
d'azzardo:
"In collaborazione
con la polizia dovranno essere individuati tutti i maggiori centri del
gioco. I giocatori saranno imprigionati per un mese".
Per impedire l'idolatria:
"Fotografie e ritratti
devono essere aboliti negli alberghi, nei negozi, nelle stanze e in
qualsiasi altro posto".
Per impedire i giochi
con gli aquiloni:
"I negozi che vendono
aquiloni devono essere aboliti" (Testo italiano in Giulietto Chiesa
Vauro, Afghanistan - Anno Zero, ed. Angelo Guerini e Associati, Milano
2001, pp. III-V).
Com'è
noto, il regime dei talibani è stato eliminato dall'opposizione
costituita dalla "Alleanza del Nord", che raggruppa i membri
di varie etnie, ma soprattutto Pashtun. Costoro vengono detti mujahidin,
in arabo plurale di mujahid, "combattente per la guerra santa"
per l'affermazione dell'Islam. Tuttavia questi combattenti afgani sembrano
piuttosto moderati quanto all'interpretazione del Gihad, anche se tra
loro non c'è l'unità che sarebbe tanto utile, anzi essenziale,
per la ricostruzione politica e sociale dell'Afghanistan, dopo anni
di conflitti intestini. Spero che l'ONU possa contribuire seriamente
a realizzare tale aspettativa.
Ma
a parte tali vicende politiche in Afghanistan, quasi assurto a simbolo
dell'estremismo o fanatismo islamico, ciò che è avvenuto
deve portarci a rifiutare più che mai qualsiasi altro tipo di
estremismo religioso o politico che sia. Infatti una cosa è il
desiderio di vivere coerentemente la propria fede religiosa o politica,
un'altra è voler imporre la propria religione o ideologia ad
altri con la violenza, ergendosi a giudice supremo, disponendo addirittura
della vita degli altri.
E'
un gravissimo errore commesso più volte anche da presunti cristiani,
che usurpando il nome di Cristo, hanno imposto la propria religione
a popolazioni intere, cercando di controllare e possibilmente eliminare
gli avversari. E qui davvero chi è senza peccato scagli la prima
pietra! E non la possono scagliare i Cattolici, pensando non solo alla
spietata persecuzione di cui furono vittime i Valdesi sin dalla loro
origine, ma anche ovviamente alla famigerata Inquisizione, che mieté
non poche vittime; né si possono ignorare le persecuzioni di
cui furono vittime gli Evangelici in Italia durante il regime fascista,
che aveva fatto del Cattolicesimo Romano la sua religione di stato.
E tale persecuzione, in forme naturalmente molto sottili, è continuata
anche nel dopoguerra e mi chiedo se sia del tutto terminata...
Ma
anche i Protestanti non la possono scagliare la famosa pietra basti
pensare alla persecuzione di cui furono oggetto i Cattolici in Inghilterra
durante il regno di Elisabetta I (regina dal 1558 fino alla sua morte
nel 1603). Ma anche gli Evangelici non Anglicani furono perseguitati
dalle autorità costituite - una vittima illustre di tale persecuzione
fu John Bunyan, predicatore e famoso autore del "Pellegrinaggio
del Cristiano", di cui io stesso curai anni fa una nuova edizione
italiana; arrestato nel 1660 come dissenziente di chiare tendenze battiste,
rimase in prigione ben 12 anni. E che dire degli Anabattisti, evangelici
radicali, che furono perseguitati sia da Cattolici che da Protestanti?
Clamoroso
fu anche il caso di Michele Serveto, riformatore del XVI secolo e medico
spagnolo. Teologo antitrinitario, fu anch'egli perseguitato da Cattolici
e Protestanti; accusato dal grande riformatore Calvino di eresia, fu
arso sul rogo a Ginevra. E che dire degli stessi Ebrei? Certo, sono
stati sempre, ed in vari modi, perseguitati, anche prescindendo dal
famoso "Olocausto"; ma attualmente non è affatto facile
essere cristiani in Israele, specialmente se non si è né
Cattolici né Ortodossi. Soprattutto gli Ebrei cristiani non godono
affatto della simpatia degli Israeliani, dall'Apostolo Paolo in poi...
Ed ancor meno facile è essere cristiani nel Paesi a maggioranza
musulmana quali, ad esempio, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Algeria,
Sudan, e fino a poco tempo fa lo stesso Afghanistan, anche se non so
che cosa accadrà in questo tormentato Paese. In altri Paesi a
maggioranza musulmana il Cristianesimo è tollerato, come, ad
esempio, in Egitto, ma i Cristiani devono stare sempre in guardia, perché
può sempre succedere di tutto contro di loro.
Naturalmente
anch'io parlo, per esempio, di una "Cristologia radicale",
e quindi di un "fondamentalismo cristiano", che però
non viene imposto con la forza, né ovviamente con alcuna forma
di "terrorismo", ma è piuttosto frutto di una libera
scelta che si testimonia, ma non può essere mai imposto a nessuno.
In
particolare, è una vera tragedia quando una religione diventa
"religione di stato", come avvenne all'Italia con il regime
fascista e tante volte nel corso della storia umana, con modalità
simili. Nel caso specifico, si tratta dell'imposizione politica della
Sharia o Legge Islamica, che diviene così legge di Stato. Di
conseguenza, in tale caso, essere musulmano non è un affare di
coscienza individuale, ma una questione politica. Certo, la possibilità
di una tale situazione non emerge chiaramente dal Corano, ma non dimentichiamoci
che l'Islam delle origini ebbe una chiara impronta politica e militare.
Innegabilmente
anche alle origini dell'Ebraismo, e quindi del popolo d'Israele, in
cui lo stesso Cristianesimo affonda le sue radici, vi sono azioni belliche,
soprattutto per la conquista di Canaan, la Terra Promessa da Dio agli
Israeliti. Ma tali azioni, volute espressamente da Dio, secondo la Bibbia,
non fanno parte dell'essenza della religione ebraica e tanto meno del
Cristianesimo: quando dinanzi a quelli che erano venuti per arrestare
Gesù, uno dei suoi discepoli colpì un servo del sommo
sacerdote recidendogli un orecchio, Gesù disse: "Riponi
la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la
spada, periranno di spada. Credi forse che io non potrei pregare il
Padre mio che mi manderebbe in questo istante più di dodici legioni
d'angeli? Come dunque si adempirebbero le Scritture, secondo le quali
bisogna che così avvenga " (Matteo 26:51-54). Che avrebbe
fatto Maometto al posto di Gesù, che addirittura fece un miracolo
ridando l'orecchio mozzato a quel servo?
Nel
caso dell'Islam, invece, si ha la netta impressione che la "Guerra
Santa" sia parte integrante di questa religione - basta leggere
il Corano! Oltre al passo citato all'inizio di questo capitolo, leggiamo,
tra i vari passi che si potrebbero ancora citare a riguardo, la Sura
9:111-112:
"Iddio
ha comprato dai credenti le loro persone e le loro sostanze, offrendo
in cambio il Paradiso. E' una promessa certa che egli ha fatto nel Pentateuco,
nell'Evangelo e nel Corano, in favore di coloro che combattono e uccidono
e sono uccisi per la causa di Dio: e chi mantiene il suo patto meglio
di Dio? Traete, dunque, buone speranze dal contratto che avete concluso:
avete fatto un ottimo affare! Così sarà di coloro che
si convertono, che adorano, che laudano, che peregrinano, che si inchinano
e prosternano, che il commendevole prescrivono e il biasimevole proscrivono,
che i termini divini osservano. Danne promessa ai credenti!"
Non
credo che si possano "spiritualizzare" passi come questo,
come anche oggi cercano di fare non pochi musulmani. E francamente non
credo nella tanto decantata tolleranza islamica nei confronti di altre
religioni e delle società non islamiche.
A
tal proposito c'è un passo molto interessante di un'opera di
Seyyed Hossein Nasr, un iraniano, che è stato professore di filosofia
all'Università di Tehran dal 1958 al 1979, e poi professore di
studi islamici alla Temple University nel 1979 ed attualmente alla George
Washington University. Ha collaborato, con un saggio sull'Islam, all'opera
"Religioni a confronto", a cura di Arvind Sharma, edizioni
CDE spa, su licenza di Neri Pozza editore, Milano 1996. L'autore, dopo
aver esaltato la presunta tolleranza islamica specialmente nel confronti
delle "Genti del Libro" (Ahl al-Kitab), cioè Cristiani
ed Ebrei, riferendosi ad innegabili fatti storici, afferma ad un certo
punto: "Nel periodo contemporaneo l'Islam continua ad avere rapporti
con altre religioni dentro e fuori dei suoi confini, in paesi dove rappresenta
la maggioranza e in altri dove i Musulmani costituiscono una minoranza.
Quanto al mondo islamico vero e proprio, i Musulmani continuano ad avere
contatti con i Cristiani nel mondo arabo, in Persia, Turchia, nell'Asia
sud orientale e nell'Africa islamica. In alcuni paesi - Egitto, Siria,
Persia ed Iraq - questi incontri si svolgono all'insegna di una sostanziale
amicizia, basandosi su secoli di scambi sociali e culturali. In altre
terre l'attività dei missionari cristiani di origine occidentale
ha fatto assumere ai Musulmani un atteggiamento molto più ostile
nei confronti del Cristianesimo; in Indonesia e in Nigeria, infatti,
i Musulmani vedono la religione cristiana non soltanto come una concorrente
dell'Islam, ma anche come un prolungamento della civiltà occidentale
provvisto non solo di Vangeli ma anche di sacchi di riso, ospedali e
specialisti nel campo della zootecnica. Di fatto bisogna distinguere
tra l'atteggiamento musulmano verso i cristiani d'Oriente - Ortodossi,
Assiri e Armeni - e quello verso il Cristianesimo introdotto dai missionari
europei ed americani durante il periodo coloniale che continua tuttora.
Se l'atteggiamento islamico verso i primi è sostanzialmente amichevole,
quello verso i secondi è invece ostile perché essi minacciano
il tessuto stesso della società islamica " (ed. cit. p.
707).
Se
la "società islamica" è così forte e
monolitica come di solito la presentano i Musulmani, perché mai
si temono tanto i "missionari europei ed americani"? In che
modo tali missionari possono "minacciare il tessuto stesso della
società islamica", semplicemente predicando il Vangelo?
Inoltre,
come si deve manifestare tale "ostilità" da parte musulmana
contro questi presunti eversori ? Anzi - c'è da chiedersi, pensando
all'attacco alle due torri gemelle dell'11 settembre 2001, se tale ostilità,
da parte musulmana, non covi contro tutto ciò che non è
musulmano, specialmente contro il Cristianesimo...
E
se in Italia - pensiamo per un momento a noi! - le varie comunità
islamiche pensano che i loro diritti non siano rispettati e che il nostro
modo di vivere e le nostre scelte religiose siano in contrasto insanabile
con la "società islamica" costituitasi anche nel nostro
Paese, che cosa c'è da aspettarsi da tali Musulmani? Non voglio
affatto creare allarmismo, ma ciò che è avvenuto altrove,
ma anche il tono di alcuni musulmani intervistati da giornalisti italiani
su Osama Bin Laden con annessi e connessi, non lasciano prevedere nulla
di buono. Perciò dobbiamo tutti vigilare - a partire ovviamente
dalle autorità costituite - affinché siano spenti tutti
gli eventuali focolai di ribellione, che potrebbero avere tragiche conseguenze
anche nel nostro amato Paese, in nome di una insensata e criminale Gihad.
Nessuna "caccia alle streghe", né alcun tipo di "maccartismo",
per carità! Ma vigilanza sì - lo ripeto - con opportuni
provvedimenti giudiziari quando sarà necessario. Ma non per perseguitare
i Musulmani, la cui influenza i veri Cristiani non temono, ma per evitare
che il fanatismo religioso sfoci in forme varie di terrorismo anche
in Italia - già abbiamo abbastanza problemi per conto nostro!
Naturalmente
bisogna tutelare i diritti dei Musulmani in Italia, come di ogni altro
gruppo religioso o etnico che sia, rispettandone anche gli usi e costumi,
purché non vadano contro le leggi dello Stato. Tuttavia alcune
concessioni speciali possono essere fatte in casi particolari per venire
incontro alle esigenze legate alla loro religione, senza però
esagerare, perché è poi più difficile fare marcia
indietro quando ci si accorge di aver concesso troppo.
Anzi
l'ideale in Italia sarebbe che non vi fosse più alcuna differenza
quanto a religione e che tutte le varie religioni presenti nel nostro
Paese fossero messe sullo stesso livello, Cattolicesimo Romano compreso,
che continua a fare la parte del leone, come si suole dire - basti pensare
allo spazio che hanno in televisione i programmi prodotti dalla Chiesa
Cattolica... In altre parole, deve scomparire davvero il concetto fascista
dei "culti ammessi" o piuttosto tollerati, ma bisogna applicare
in pieno il paragrafo 3 della nostra Costituzione: "Tutti i cittadini
hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla Legge,
senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni
politiche, di condizioni personali e sociali ". Qui sembra addirittura
che si fosse prevista una società "multietnica", come
oggi si dice, anche in Italia. I problemi certamente non mancano e non
è questa la sede per affrontarli; ma ci troviamo dinanzi ad una
realtà che nessuno ormai può ignorare e con cui dobbiamo
fare i conti.
( tratto da “Islam,
ieri e oggi: storia e fede islamica alla luce della Parola di Dio”
– E. Labanchi )