"Archeologia Biblica..."
 
 
 
         
 
 
di Roberta Biagiotti Mencarelli 
   
   



NINIVE

         Nell'articolo sulla Torre di Babele, abbiamo citato il "grande cacciatore" Nimrod, nipote di Noè e fondatore di Babele / Babilonia (vedi Riflessioni n. 59). Ma anche un'altra mitica città della Mesopotamia deve il suo nascere a quel famigerato personaggio: "Il principio del suo regno fu Babel... nel paese di Scinear Da quel paese andò in Assiria e costruì Ninive... " (Genesi 10: 10-11).

         Ninive, l'orgoglio dell'Assiria, la stupenda città sulla sponda orientale del Tigri, nel nord dell'attuale Iraq. Quando Dio ordinò a Giona di andare a Ninive, la definì "la gran città" (Giona 1:2), e in effetti i suoi 120.000 abitanti (sobborghi compresi) erano davvero tanti, se si tiene conto che correva all'incirca l'anno 760 a.C., ossia una sessantina di anni prima che un certo re Sennacherib, purtroppo ben conosciuto da Israele, cominciasse a rendere Ninive magnifica.

         Il suo sviluppo conobbe un solo periodo buio, durante il regno del padre di Sennacherib - Sargon II - il distruttore del Regno ebraico del Nord e della sua capitale Samaria (2 Re 17:3-6). La conquista di Samaria decretò la scomparsa definitiva di quel regno e dei suoi abitanti, che furono dispersi per sempre, deportati nella città di Assiria. E proprio dopo quella conquista, Sargon decise di edificare dal nulla, in soli 6 anni, una capitale nuova di zecca a meno di 20 Km di distanza da Ninive: Khorsabad, abbandonata, mai abitata, dopo la morte di Sargon, e dissotterrata nel 1843 dall'archeologo francese Paul Emile Botta che, cercando Ninive, si imbatté invece nei resti del grandioso palazzo reale di Sargon a Khorsabad, sui cui mattoni, in cuneiforme, si leggeva "Sargon, re dell'universo, ha costruito una città. Dentro ha costruito un palazzo senza rivali" ( D. Valente, Archeologia e Bibbia-Antico Testamento; Torino 1995, p.93).

         La vera Ninive fu invece scavata da un altro archeologo, l'inglese Henry Layard, nel 1850. In realtà, già nel 1845 Layard si era avvicinato moltissimo a Ninive, scoprendo il sito archeologico di Nimrod, (dal nome del già citato personaggio biblico), sobborgo di Ninive, e residenza estiva dei re assiri, come Versailles per Parigi e Schönbrunn per Vienna. Quando gli operai di Layard portarono alla luce la prima grande statua del palazzo reale di Nimrod, un toro alato d'alabastro, simbolo della divinità astrale di Nergal, gli arabi presenti fuggirono terrorizzati, pensando che il loro progenitore Nimrod fosse uscito dalla sua tomba. Layard racconta ciò che disse lo stupefatto e ignorantissimo sceicco del luogo di fronte a quella statua: "Ho vissuto da anni in questa terra. Mio padre e il padre di mio padre piantarono qui la loro tenda prima di me. Ma essi non hanno mai saputo nulla di queste figure! Da dodici secoli i veri credenti - e, Dio sia lodato, essi solo posseggono la vera saggezza - si sono stabiliti in questa contrada, e nessuno di essi, e di quelli che vennero prima di loro, ha mai sentito parlare di un palazzo sotterraneo! Meraviglioso! Hai appreso questo sui libri, per magia o attraverso i profeti ? Parla, o bey. Dimmi il segreto della sapienza! " (C.W. Ceram-Civiltà sepolte, Einaudi edit, 1957, p. 292). Un tale 'Tiglio di Allah" mai avrebbe potuto concepire che tutta la "magia" di Layard aveva un'unica fonte - la Bibbia.

         Ma il gioiello più bello sarebbe apparso dalla terra cinque anni dopo, sull'altra sponda del Tigri, di fronte a Nimrod, un gioiello destinato ad offuscare la scoperta di Botta a Khorsabad. La beffa fu che Layard volle riprendere a scavare proprio sulla collina dove Botta aveva invano scavato anni prima, e questa volta fece una scoperta sensazionale. Egli praticò un pozzo verticale, finché, a venti metri di profondità, urtò contro uno strato di mattoni. Da lì scavò cunicoli orizzontali in diverse direzioni, finché capitò su un atrio dominato da una grande porta fiancheggiata da enormi tori alati; aveva scoperto l'entrata del palazzo di Sennacherib, il sanguinario sovrano assiro il cui nome ricorre spessissimo nel II Libro dei Re, come colui che il Signore fermò in modo miracoloso alle porte di Gerusalemme (11 Re 19:35). Ma leggiamo ciò che Layard stesso scrisse al momento della scoperta: "Trovai non meno di settantuno sale, camere, passaggi, le cui mura, senza eccezioni, erano state rivestite di lastre dì alabastro scolpito, raffiguranti i trionfi e le imprese dei re assiri. Ad un calcolo approssimativo, solo su quella volta scoprii quasi tre chilometri di bassorilievi, con ventisette portali formati da colossali tori alati e sfingi leonine". (Gwendolyn Leick, Città perdute della Mesopotamia, Newton e Compton edìt. Roma 2002, p.209). Purtroppo, Layard commise l'errore di voler rimuovere le lastre di alabastro, che, a contatto con l'aria dopo migliaia dì anni, si disintegrarono completamente; tutto ciò che ne resta oggi sono solo i suoi schizzi frettolosi.

         Sotto Sennacherib, Ninive visse l'inizio del suo splendore, perché fu lui che scelse Ninive come capitale definitiva, per evitare la città di Assur - residenza reale del non amato padre Sargon II, rinnegato perché reo di essere morto in battaglia (ciò era considerato dagli Assiri una punizione divina per eccessiva presunzione! ). La smania edilizia di Sennacherib rese Ninive splendida come una "Roma dei Cesari": palazzi, templi, piazze, strade larghissime, il tutto protetto da una doppia cinta muraria che portava il nome "I suoi tremendi bagliori annientano i nemici". Vi si aprivano 18 porte, su un fossato larghissimo, che davanti alla "Porta del giardino" era sovrastato da un ponte in bianca pietra calcarea, miracolo architettonico, incredibile per quei tempi. Questa l'iscrizione "standard" che decorava i palazzi: "Io Sennacherib, re d'Assiria, ho concepito il mio piano per ispirazione divina e vi ho dedicato i miei pensieri. Ho deportato Caldei, Aramei, genti della Cilicia, Filistea e Tiro, che non avevano accettato il mio giogo, e ho imposto loro corvè e loro hanno costruito mattoni. Ho tagliato le canne che crescevano in Caldea e ho fatto trasportare ai miei prigionieri quelle piante poderose, per realizzare i miei progetti" (op. cit. p. 216).

         Per costruire il suo sontuoso palazzo, Sennacherib fece abbattere vecchi edifici che intralciavano il suo piano edilizio, esattamente come farà Augusto, che trasformò la sua Roma di mattoni in una Roma di marmo, e come, quasi 2000 anni dopo, tentò di fare Hitler, con la sua Berlino ideata da Speer, “l’architetto del diavolo".

         E proprio come Hitler, Sennacherib lavorò incessantemente per fare di Ninive la degna corona del proprio orgoglio, dell'esaltazione che lo spinse a cancellare il padre Sargon dalla propria genealogia, per riportare le proprie origini ai re semidivini anteriori al Diluvio. Il suo regno fu una continua guerra. Si vantò dì avere conquistato 46 città-fortezze in Giudea (ed era vero!), ma davanti a Gerusalemme dovette arrendersi, esattamente come aveva predetto Isaia: "Così parla il Signore riguardo al re d'Assiria: Egli (Sennacherib) non entrerà in questa città, e non vi lancerà freccia; non l'assalirà con scudi, e non alzerà trincee contro di essa. Egli se ne tornerà per la via da cui è venuto, e non entrerà in questa città, dice il Signore" (Isaia 19:32-33).

         Sennacherib trovò la morte, per parricidio, mentre pregava in uno dei templi di Ninive; e di templi la città abbondava. La divinità sovrana era Ishtar, la dea dai poteri curativi, il cui culto, originario proprio di Ninive, fiorì nel secondo millennio a.C. Il suo tempio, menzionato da Hammurabi di Babilonia nei suoi annali datati 1700 a.C., fu più volte restaurato dai sovrani di Ninive, a causa dei continui terremoti provocati dalla collocazione della città su una pericolosa faglia geologica.
A distruggere il tempio di Ishtar, comunque, non fu un terremoto, bensì la devastazione compiuta dai Babilonesi e dai Persiani nel 612 a.C., che fece sì che del tempio rimanesse solo la piattaforma. Nel 1927, il giovane archeologo Max Mallowan, che sarebbe ben presto diventato il marito della nota scrittrice di gialli Agata Christie, ritornò a Ninive e scavò proprio sotto il tempio di Ishtar, per studiare la sequenza archeologica degli insediamenti umani nella città; le ceramiche più antiche riportate alla luce appartenevano addirittura al IV millennio a.C.! Prima del Diluvio, dunque, così come era stato scoperto nel sito scavato sotto le tombe reali di Ur dei Caldei (vedi Riflessioni n. 60).

         Ma Layard scoprì qualcosa di ancor più importante delle rovine di mura e templi, qualcosa di eccezionale che risale alla volontà del successore di Sennacherib: re Assurbanipal. Annessi al palazzo di Sennacherib, chiaramente aggiunti in epoca a lui successiva, spuntano dalla terra due vani pieni di tavolette d'argilla, 30.000 "volumi" a costituire una delle più antiche biblioteche della storia. In essa c'era la chiave di tutta la cultura assiro-babilonese. Assurbanipal aveva ordinato di eseguire copie delle opere esistenti in tutto il suo regno; aveva mandato un suo funzionario anche nella conquistata e ben governata Babilonia, con quest'ordine: “Cerca e portami le preziose tavole di cui non esistono copie in Assiria. Conserverai le tavole nel tuo magazzino di viveri e nessuno deve rifiutarsi di consegnarle. Quando venite a sapere di una qualsiasi tavola o testo rituale che sia adatto per il palazzo, cercatelo, prendetelo e mandatelo qui!” (Civiltà Sepolte, p. 304). E lo scopo di tutto quel lavoro era, incredibilmente, soprattutto la propria lettura! Assurbanipal mise insieme tutto il sapere del suo tempo: opere di magia, di occultismo, ma anche di filosofia, medicina, matematica, astronomia e utilissime per i posteri, persino delle tavole scolastiche che avrebbero contribuito, millenni dopo, alla decifrazione della scrittura cuneiforme. Tanta cultura, comunque, non gli impedì di passare alla storia come un re sanguinario che, dopo le sue vittorie, si dilettava a cavare gli occhi ai suoi prigionieri e a tagliar loro mani, piedi, naso e orecchie. I suoi cumuli di teste umane sono barbaramente rappresentati sui bassorilievi che decoravano i suoi palazzi.

         Lo splendore di Ninive quale capitale dell'impero assiro era però destinato a durare ben poco, meno di 100 anni, dal 705 al 612 a.C. Assurbanipal, secondo la più antica tradizione mesopotamica, si serviva di maghi, veggenti per conoscere il futuro, ma fu ingannato. Le loro visioni parlavano di un impero destinato a durare per secoli, mentre finì pochissimo tempo dopo la sua morte. Il suo successore ebbe infatti a che fare, sotto le mura della città, con il re Nabopolassar di Babilonia insieme al re dei Medi, Ciassare. Il loro esercito sferrò un attacco a sorpresa contro Ninive; l'assedio durò solo tre mesi. Presso una delle porte della città, gli archeologi hanno rinvenuto un cumulo di scheletri di guardie assire, che ancora contenevano, negli scheletri, le frecce da cui erano state uccise. "Il re di Ninive si ricorda dei suoi prodi ufficiali; essi inciamparono nella loro marcia, si precipitarono verso le mura e la difesa è preparata. Le porte dei fiumi si aprono e il palazzo crolla " (Naum 2:56). Le enormi dimensioni della città ne resero la difesa molto difficile e le porte da difendere erano davvero troppe.

         Incredibile, Nabopolassar di Babilonia non ebbe nessun rispetto per la bellezza di Ninive. Le cronache Babilonesi raccontano che egli si insediò con la sua corte, per alcuni mesi, nel palazzo reale di Ninive, ma solo per controllare il trasporto dei suoi beni preziosi verso Babilonia, prima di dare il segnale di distruzione, "E' fatto! Ninive è spogliata e portata via. Saccheggiate l'argento, saccheggiate l'oro! Ci sono tesori senza fine, montagne d'oggetti preziosi di ogni specie, Essa è svuotata, spogliata, devastata " (Naum 2:7-10). La città fu incendiata; i suoi templi e le statue delle sue divinità furono distrutti. L'atto finale, a simboleggiare il totale annientamento, fu quello di farla sommergere dalle acque del Tigri. Nabopolassar fece ritorno a Babilonia con le ceneri di Ninive. Così l'Assiria pagò la distruzione che Sennacherib aveva portato a Babilonia. Ma in realtà, Ninive pagò il prezzo di qualcosa di molto più grave: l'offesa fatta ad Israele, il Regno del Nord. Dio si era servito della "verga di Assur" per punire l'idolatria del Suo popolo, ma, come sempre, gli stessi popoli usati da Dio hanno dovuto pagarne le conseguenze, senza esclusioni. Il profeta Naum lo aveva predetto: "Guai alla città sanguinaria, piena di menzogna e di violenza, che non cessa di depredare! I cavalieri datino la carica, fiammeggiano le spade, sfolgorano le lance, i feriti abbondano, si ammucchiano i cadaveri, sono infiniti i morti, si inciampa nei cadaveri. Questo a causa delle tante fornicazioni dell'avvenente prostituta che vendeva le nazioni con le sue fornicazioni, e i popoli con i suoi incantesimi - Eccomi a te - dice il Signore degli eserciti: Io alzerò i lembi della tua veste fin sulla tua faccia e mostrerò alle nazioni la tua nudità, ai regni la tua vergogna; ti getterò addosso delle immondizie ti umilierò e ti esporrò allo scherno. Tutti quelli che ti vedranno fuggiranno lontano da te, e diranno: Ninive è distrutta! Chi la compiangerà? " (Naum 3:1-7).

         Oggi, le mura di Ninive sono di nuovo visibili, restaurate parzialmente dagli archeologi iracheni che vorrebbero trasformare le rovine in un museo. Ma il sito è minacciato dalla moderna città di Mossul, che si estende senza controllo a ridosso della città antica. Inoltre,a causa dell'economia irachena in crisi per le sanzioni dell'ONU, gli abitanti di Mossul si dedicano al saccheggio delle antichità per il mercato clandestino. Non ci sono finanziamenti per proteggere il sito; se il dominio di Saddam continuasse, il patrimonio archeologico dell'Iraq potrebbe scomparire definitivamente.


"Egli stenderà la mano contro il settentrione
e distruggerà l'Assiria,
e ridurrà Ninive in una desolazione,
in un luogo arido come il deserto.
Nel suo interno giaceranno greggi
e animali d'ogni specie,
anche il pellicano e il riccio
abiteranno fra i suoi capitelli,
si udranno canti di uccelli dalle finestre;
la devastazione sarà sulle soglie,
perché sarà spogliata dei suoi rivestimenti di cedro.
Tale sarà la città festante,
che se ne sta sicura
e dice in cuor suo:
“Io,e nessun altro all'infuori di me!"
Come mai è diventata un deserto, un covo per le bestie?
Chiunque le passerà vicino fischierà e agiterà la mano.

(Sofonia 2:13-15)

   
   
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