NINIVE
Nell'articolo
sulla Torre di Babele, abbiamo citato il "grande cacciatore"
Nimrod, nipote di Noè e fondatore di Babele / Babilonia (vedi
Riflessioni
n. 59). Ma anche un'altra mitica città della Mesopotamia deve
il suo nascere a quel famigerato personaggio: "Il principio del
suo regno fu Babel... nel paese di Scinear Da quel paese andò
in Assiria e costruì Ninive... " (Genesi 10: 10-11).
Ninive,
l'orgoglio dell'Assiria, la stupenda città sulla sponda orientale
del Tigri, nel nord dell'attuale Iraq. Quando Dio ordinò a Giona
di andare a Ninive, la definì "la gran città"
(Giona 1:2), e in effetti i suoi 120.000 abitanti (sobborghi compresi)
erano davvero tanti, se si tiene conto che correva all'incirca l'anno
760 a.C., ossia una sessantina di anni prima che un certo re Sennacherib,
purtroppo ben conosciuto da Israele, cominciasse a rendere Ninive magnifica.
Il
suo sviluppo conobbe un solo periodo buio, durante il regno del padre
di Sennacherib - Sargon II - il distruttore del Regno ebraico del Nord
e della sua capitale Samaria (2 Re 17:3-6). La conquista di Samaria
decretò la scomparsa definitiva di quel regno e dei suoi abitanti,
che furono dispersi per sempre, deportati nella città di Assiria.
E proprio dopo quella conquista, Sargon decise di edificare dal nulla,
in soli 6 anni, una capitale nuova di zecca a meno di 20 Km di distanza
da Ninive: Khorsabad, abbandonata, mai abitata, dopo la morte di Sargon,
e dissotterrata nel 1843 dall'archeologo francese Paul Emile Botta che,
cercando Ninive, si imbatté invece nei resti del grandioso palazzo
reale di Sargon a Khorsabad, sui cui mattoni, in cuneiforme, si leggeva
"Sargon, re dell'universo, ha costruito una città. Dentro
ha costruito un palazzo senza rivali" ( D. Valente, Archeologia
e Bibbia-Antico Testamento; Torino 1995, p.93).
La
vera Ninive fu invece scavata da un altro archeologo, l'inglese Henry
Layard, nel 1850. In realtà, già nel 1845 Layard si era
avvicinato moltissimo a Ninive, scoprendo il sito archeologico di Nimrod,
(dal nome del già citato personaggio biblico), sobborgo di Ninive,
e residenza estiva dei re assiri, come Versailles per Parigi e Schönbrunn
per Vienna. Quando gli operai di Layard portarono alla luce la prima
grande statua del palazzo reale di Nimrod, un toro alato d'alabastro,
simbolo della divinità astrale di Nergal, gli arabi presenti
fuggirono terrorizzati, pensando che il loro progenitore Nimrod fosse
uscito dalla sua tomba. Layard racconta ciò che disse lo stupefatto
e ignorantissimo sceicco del luogo di fronte a quella statua: "Ho
vissuto da anni in questa terra. Mio padre e il padre di mio padre piantarono
qui la loro tenda prima di me. Ma essi non hanno mai saputo nulla di
queste figure! Da dodici secoli i veri credenti - e, Dio sia lodato,
essi solo posseggono la vera saggezza - si sono stabiliti in questa
contrada, e nessuno di essi, e di quelli che vennero prima di loro,
ha mai sentito parlare di un palazzo sotterraneo! Meraviglioso! Hai
appreso questo sui libri, per magia o attraverso i profeti ? Parla,
o bey. Dimmi il segreto della sapienza! " (C.W. Ceram-Civiltà
sepolte, Einaudi edit, 1957, p. 292). Un tale 'Tiglio di Allah"
mai avrebbe potuto concepire che tutta la "magia" di Layard
aveva un'unica fonte - la Bibbia.
Ma
il gioiello più bello sarebbe apparso dalla terra cinque anni
dopo, sull'altra sponda del Tigri, di fronte a Nimrod, un gioiello destinato
ad offuscare la scoperta di Botta a Khorsabad. La beffa fu che Layard
volle riprendere a scavare proprio sulla collina dove Botta aveva invano
scavato anni prima, e questa volta fece una scoperta sensazionale. Egli
praticò un pozzo verticale, finché, a venti metri di profondità,
urtò contro uno strato di mattoni. Da lì scavò
cunicoli orizzontali in diverse direzioni, finché capitò
su un atrio dominato da una grande porta fiancheggiata da enormi tori
alati; aveva scoperto l'entrata del palazzo di Sennacherib, il sanguinario
sovrano assiro il cui nome ricorre spessissimo nel II Libro dei Re,
come colui che il Signore fermò in modo miracoloso alle porte
di Gerusalemme (11 Re 19:35). Ma leggiamo ciò che Layard stesso
scrisse al momento della scoperta: "Trovai non meno di settantuno
sale, camere, passaggi, le cui mura, senza eccezioni, erano state rivestite
di lastre dì alabastro scolpito, raffiguranti i trionfi e le
imprese dei re assiri. Ad un calcolo approssimativo, solo su quella
volta scoprii quasi tre chilometri di bassorilievi, con ventisette portali
formati da colossali tori alati e sfingi leonine". (Gwendolyn Leick,
Città perdute della Mesopotamia, Newton e Compton edìt.
Roma 2002, p.209). Purtroppo, Layard commise l'errore di voler rimuovere
le lastre di alabastro, che, a contatto con l'aria dopo migliaia dì
anni, si disintegrarono completamente; tutto ciò che ne resta
oggi sono solo i suoi schizzi frettolosi.
Sotto
Sennacherib, Ninive visse l'inizio del suo splendore, perché
fu lui che scelse Ninive come capitale definitiva, per evitare la città
di Assur - residenza reale del non amato padre Sargon II, rinnegato
perché reo di essere morto in battaglia (ciò era considerato
dagli Assiri una punizione divina per eccessiva presunzione! ). La smania
edilizia di Sennacherib rese Ninive splendida come una "Roma dei
Cesari": palazzi, templi, piazze, strade larghissime, il tutto
protetto da una doppia cinta muraria che portava il nome "I suoi
tremendi bagliori annientano i nemici". Vi si aprivano 18 porte,
su un fossato larghissimo, che davanti alla "Porta del giardino"
era sovrastato da un ponte in bianca pietra calcarea, miracolo architettonico,
incredibile per quei tempi. Questa l'iscrizione "standard"
che decorava i palazzi: "Io Sennacherib, re d'Assiria, ho concepito
il mio piano per ispirazione divina e vi ho dedicato i miei pensieri.
Ho deportato Caldei, Aramei, genti della Cilicia, Filistea e Tiro, che
non avevano accettato il mio giogo, e ho imposto loro corvè e
loro hanno costruito mattoni. Ho tagliato le canne che crescevano in
Caldea e ho fatto trasportare ai miei prigionieri quelle piante poderose,
per realizzare i miei progetti" (op. cit. p. 216).
Per
costruire il suo sontuoso palazzo, Sennacherib fece abbattere vecchi
edifici che intralciavano il suo piano edilizio, esattamente come farà
Augusto, che trasformò la sua Roma di mattoni in una Roma di
marmo, e come, quasi 2000 anni dopo, tentò di fare Hitler, con
la sua Berlino ideata da Speer, “l’architetto del diavolo".
E
proprio come Hitler, Sennacherib lavorò incessantemente per fare
di Ninive la degna corona del proprio orgoglio, dell'esaltazione che
lo spinse a cancellare il padre Sargon dalla propria genealogia, per
riportare le proprie origini ai re semidivini anteriori al Diluvio.
Il suo regno fu una continua guerra. Si vantò dì avere
conquistato 46 città-fortezze in Giudea (ed era vero!), ma davanti
a Gerusalemme dovette arrendersi, esattamente come aveva predetto Isaia:
"Così parla il Signore riguardo al re d'Assiria: Egli (Sennacherib)
non entrerà in questa città, e non vi lancerà freccia;
non l'assalirà con scudi, e non alzerà trincee contro
di essa. Egli se ne tornerà per la via da cui è venuto,
e non entrerà in questa città, dice il Signore" (Isaia
19:32-33).
Sennacherib
trovò la morte, per parricidio, mentre pregava in uno dei templi
di Ninive; e di templi la città abbondava. La divinità
sovrana era Ishtar, la dea dai poteri curativi, il cui culto, originario
proprio di Ninive, fiorì nel secondo millennio a.C. Il suo tempio,
menzionato da Hammurabi di Babilonia nei suoi annali datati 1700 a.C.,
fu più volte restaurato dai sovrani di Ninive, a causa dei continui
terremoti provocati dalla collocazione della città su una pericolosa
faglia geologica.
A distruggere il tempio di Ishtar, comunque, non fu un terremoto, bensì
la devastazione compiuta dai Babilonesi e dai Persiani nel 612 a.C.,
che fece sì che del tempio rimanesse solo la piattaforma. Nel
1927, il giovane archeologo Max Mallowan, che sarebbe ben presto diventato
il marito della nota scrittrice di gialli Agata Christie, ritornò
a Ninive e scavò proprio sotto il tempio di Ishtar, per studiare
la sequenza archeologica degli insediamenti umani nella città;
le ceramiche più antiche riportate alla luce appartenevano addirittura
al IV millennio a.C.! Prima del Diluvio, dunque, così come era
stato scoperto nel sito scavato sotto le tombe reali di Ur dei Caldei
(vedi Riflessioni n. 60).
Ma
Layard scoprì qualcosa di ancor più importante delle rovine
di mura e templi, qualcosa di eccezionale che risale alla volontà
del successore di Sennacherib: re Assurbanipal. Annessi al palazzo di
Sennacherib, chiaramente aggiunti in epoca a lui successiva, spuntano
dalla terra due vani pieni di tavolette d'argilla, 30.000 "volumi"
a costituire una delle più antiche biblioteche della storia.
In essa c'era la chiave di tutta la cultura assiro-babilonese. Assurbanipal
aveva ordinato di eseguire copie delle opere esistenti in tutto il suo
regno; aveva mandato un suo funzionario anche nella conquistata e ben
governata Babilonia, con quest'ordine: “Cerca e portami le preziose
tavole di cui non esistono copie in Assiria. Conserverai le tavole nel
tuo magazzino di viveri e nessuno deve rifiutarsi di consegnarle. Quando
venite a sapere di una qualsiasi tavola o testo rituale che sia adatto
per il palazzo, cercatelo, prendetelo e mandatelo qui!” (Civiltà
Sepolte, p. 304). E lo scopo di tutto quel lavoro era, incredibilmente,
soprattutto la propria lettura! Assurbanipal mise insieme tutto il sapere
del suo tempo: opere di magia, di occultismo, ma anche di filosofia,
medicina, matematica, astronomia e utilissime per i posteri, persino
delle tavole scolastiche che avrebbero contribuito, millenni dopo, alla
decifrazione della scrittura cuneiforme. Tanta cultura, comunque, non
gli impedì di passare alla storia come un re sanguinario che,
dopo le sue vittorie, si dilettava a cavare gli occhi ai suoi prigionieri
e a tagliar loro mani, piedi, naso e orecchie. I suoi cumuli di teste
umane sono barbaramente rappresentati sui bassorilievi che decoravano
i suoi palazzi.
Lo
splendore di Ninive quale capitale dell'impero assiro era però
destinato a durare ben poco, meno di 100 anni, dal 705 al 612 a.C. Assurbanipal,
secondo la più antica tradizione mesopotamica, si serviva di
maghi, veggenti per conoscere il futuro, ma fu ingannato. Le loro visioni
parlavano di un impero destinato a durare per secoli, mentre finì
pochissimo tempo dopo la sua morte. Il suo successore ebbe infatti a
che fare, sotto le mura della città, con il re Nabopolassar di
Babilonia insieme al re dei Medi, Ciassare. Il loro esercito sferrò
un attacco a sorpresa contro Ninive; l'assedio durò solo tre
mesi. Presso una delle porte della città, gli archeologi hanno
rinvenuto un cumulo di scheletri di guardie assire, che ancora contenevano,
negli scheletri, le frecce da cui erano state uccise. "Il re di
Ninive si ricorda dei suoi prodi ufficiali; essi inciamparono nella
loro marcia, si precipitarono verso le mura e la difesa è preparata.
Le porte dei fiumi si aprono e il palazzo crolla " (Naum 2:56).
Le enormi dimensioni della città ne resero la difesa molto difficile
e le porte da difendere erano davvero troppe.
Incredibile,
Nabopolassar di Babilonia non ebbe nessun rispetto per la bellezza di
Ninive. Le cronache Babilonesi raccontano che egli si insediò
con la sua corte, per alcuni mesi, nel palazzo reale di Ninive, ma solo
per controllare il trasporto dei suoi beni preziosi verso Babilonia,
prima di dare il segnale di distruzione, "E' fatto! Ninive è
spogliata e portata via. Saccheggiate l'argento, saccheggiate l'oro!
Ci sono tesori senza fine, montagne d'oggetti preziosi di ogni specie,
Essa è svuotata, spogliata, devastata " (Naum 2:7-10). La
città fu incendiata; i suoi templi e le statue delle sue divinità
furono distrutti. L'atto finale, a simboleggiare il totale annientamento,
fu quello di farla sommergere dalle acque del Tigri. Nabopolassar fece
ritorno a Babilonia con le ceneri di Ninive. Così l'Assiria pagò
la distruzione che Sennacherib aveva portato a Babilonia. Ma in realtà,
Ninive pagò il prezzo di qualcosa di molto più grave:
l'offesa fatta ad Israele, il Regno del Nord. Dio si era servito della
"verga di Assur" per punire l'idolatria del Suo popolo, ma,
come sempre, gli stessi popoli usati da Dio hanno dovuto pagarne le
conseguenze, senza esclusioni. Il profeta Naum lo aveva predetto: "Guai
alla città sanguinaria, piena di menzogna e di violenza, che
non cessa di depredare! I cavalieri datino la carica, fiammeggiano le
spade, sfolgorano le lance, i feriti abbondano, si ammucchiano i cadaveri,
sono infiniti i morti, si inciampa nei cadaveri. Questo a causa delle
tante fornicazioni dell'avvenente prostituta che vendeva le nazioni
con le sue fornicazioni, e i popoli con i suoi incantesimi - Eccomi
a te - dice il Signore degli eserciti: Io alzerò i lembi della
tua veste fin sulla tua faccia e mostrerò alle nazioni la tua
nudità, ai regni la tua vergogna; ti getterò addosso delle
immondizie ti umilierò e ti esporrò allo scherno. Tutti
quelli che ti vedranno fuggiranno lontano da te, e diranno: Ninive è
distrutta! Chi la compiangerà? " (Naum 3:1-7).
Oggi,
le mura di Ninive sono di nuovo visibili, restaurate parzialmente dagli
archeologi iracheni che vorrebbero trasformare le rovine in un museo.
Ma il sito è minacciato dalla moderna città di Mossul,
che si estende senza controllo a ridosso della città antica.
Inoltre,a causa dell'economia irachena in crisi per le sanzioni dell'ONU,
gli abitanti di Mossul si dedicano al saccheggio delle antichità
per il mercato clandestino. Non ci sono finanziamenti per proteggere
il sito; se il dominio di Saddam continuasse, il patrimonio archeologico
dell'Iraq potrebbe scomparire definitivamente.
"Egli stenderà la mano contro il settentrione
e distruggerà l'Assiria,
e ridurrà Ninive in una desolazione,
in un luogo arido come il deserto.
Nel suo interno giaceranno greggi
e animali d'ogni specie,
anche il pellicano e il riccio
abiteranno fra i suoi capitelli,
si udranno canti di uccelli dalle finestre;
la devastazione sarà sulle soglie,
perché sarà spogliata dei suoi rivestimenti di cedro.
Tale sarà la città festante,
che se ne sta sicura
e dice in cuor suo:
“Io,e nessun altro all'infuori di me!"
Come mai è diventata un deserto, un covo per le bestie?
Chiunque le passerà vicino fischierà e agiterà
la mano.“
(Sofonia 2:13-15)